Ha scatenato il dibattito la riflessione inviata a ComoZero dal professore universitario Luca Michelini che abbiamo titolato “Dai Cinque Stelle a Como ho scorto gli operai mai visti nel Pd. I Dem un ostacolo alla cultura di governo” ma che ovviamente aveva un respiro molto più ampio.
Nel solco del confronto, pubblichiamo dunque di seguito due interventi direttamente collegati. Nell’ordine, quella di Silvia Alberici, nuova coordinatrice provinciale del Movimento Cinque Stelle, e poi quella di Giuseppe Doria, presidente del Circolo politico-culturale di ispirazione socialista Willy Brandt.
NOVA mostra la strada da percorrere di Silvia Alberici
Ho letto con interesse l’articolo del Professore Michelini, di cui condivido in termini generali l’analisi politica e sociale che raffigura un quadro difficile e complicato per il nostro paese, risultato questo, di politiche neoliberiste che nel tempo hanno portato allo smantellamento dello stato sociale e di quei servizi minimi che possono garantire un’esistenza dignitosa ai cittadini e alle cittadine.
Molti, a mio avviso, gli errori compiuti da quella che doveva essere la sinistra in questo paese e che purtroppo si è piegata a logiche di profitto, di potere e di clientelismo. Pezzo dopo pezzo il sistema ci ha tolto quasi tutto e proprio alla base di questa condizione, direi quasi di soffocamento e di rabbia, anni fa è esploso il Movimento 5 stelle, raccogliendo adesioni a destra, sinistra e centro. Oggi quel sentimento sembra assopito ma è sicuramente ancora forte in noi attivisti, plasmato da un percorso di maturazione ed evoluzione obbligate, conseguenza delle esperienze di governo.
I principi sono ben vivi e radicati: Beni comuni, Ecologia integrale, Giustizia sociale, Innovazione tecnologica, Economia eco-sociale di mercato. Sono le priorità programmatiche, i nostri valori per costruire un futuro migliore, realizzare una società più equa e solidale che consenta il pieno sviluppo della personalità di ognuno e garantisca migliori opportunità di vita a tutti. Lo abbiamo dimostrato al governo facendo ‘cose di sinistra’ come il reddito di cittadinanza, l’aumento delle pensioni minime, il decreto dignità per limitare la precarizzazione del lavoro e lo sgravio per le assunzioni a tempo indeterminato, i rimborsi ai cittadini truffati dalle banche, lo sblocco assunzioni nella sanità, l’abolizione del super ticket, il taglio al cuneo fiscale, la legge sulla class action e molti altri provvedimenti a favore di ambiente, scuola, piccole e medie imprese che hanno avuto un effetto di crescita dell’economia reale.
In ultimo il governo Conte ha portato il recovery fund da 209 miliardi senza il quale saremmo oggi in piena recessione. Il salario minimo è una nostra proposta.
NOVA ha rappresentato un vasto e innovativo laboratorio politico “dal basso” ossia a partire dalla ‘gente comune’ di ogni età, appartenenza politica e categoria, libera di confrontarsi in un clima positivo, informale e creativo. L’unico requisito richiesto è stato la volontà di mettersi in gioco. La domanda intorno alla quale verteva il confronto era chiara: cosa deve fare il governo della coalizione progressista nei prossimi cinque anni per migliorare concretamente la vita delle italiane e degli italiani?
Il metodo necessitava di fiducia, quella che va data alle persone e la loro capacità di attivarsi e metterci la faccia. E questa volontà e passione le abbiamo viste fin dai primi attimi della plenaria con tante mani alzate e temi proposti. A differenza di quanto afferma il professore Michelini anche gli “spazi, il buffet, il materiale” sono stati importanti e parte del successo in quanto hanno contribuito a creare proprio quel clima di familiarità e rilassatezza necessarie a stimolare il dibattito e le idee (questo è parte della strategia). Ma l’investimento reale, che forse il professore non ha del tutto colto, è stato proprio sul lavoro delle persone, la partecipazione che ci restituisce positività e speranza. Quel paese reale che c’è, che fa fatica a esprimersi ed emergere ma a cui NOVA ha fornito uno spazio.
Le cittadine e cittadini di Como sono stati i veri protagonisti, ognuno con il proprio bagaglio di esperienze, competenze, proposte ma anche limiti e divergenze che nel loro insieme hanno creato quel presupposto perfetto che si chiama DIVERSITA’. Questo è avvenuto in più di 100 province italiane, con una partecipazione di non iscritti che è andata ben oltre le aspettative, a Como il 60% degli invitati era esterno al Movimento.
I reports che ne sono derivati, subito inviati agli ospiti, hanno raccolto le istanze emerse nei gruppi di lavoro, a Como così come in tutte le altre realtà territoriali. I temi verranno esaminati e riordinati secondo un processo trasparente, senza manipolazioni ma nella loro autenticità e restituiti nuovamente alla collettività, dopo una fase deliberativa sotto forma di priorità programmatiche. E’ stato fatto tutto in modo perfetto? Forse no, c’è sempre spazio per un miglioramento ma, il fatto rilevante, è che questo non è stato un esercizio interno del Movimento 5 stelle ma un contributo collettivo di circa 17,000 cittadini e cittadine italiani.
NOVA indica la strada da percorrere, un punto da cui ripartire guardando ai contenuti e al paese reale.
Le alleanze? PRIMA IL PROGRAMMA.
L’intervento di Giuseppe Doria, Presidente Circolo Culturale Europeo Willy Brandt
Ho letto con interesse l’intervento di Luca Michelini e trovo condivisibili molte delle sue considerazioni, anche perché il dibattito che si è aperto a Como attorno al rapporto tra PD, Movimento 5 Stelle e prospettiva riformatrice locale riflette in modo quasi speculare le difficoltà della politica nazionale. Mi pare che il punto centrale sia proprio questo: senza una visione chiara dei conflitti sociali, del ruolo dello Stato, della politica industriale e della giustizia sociale, il rischio è quello di ridurre tutto a semplici geometrie elettorali.
In questo senso, il confronto — anche culturale — tra esperienze diverse della sinistra e del riformismo diventa fondamentale. Non basta evocare genericamente l’unità, se poi manca una piattaforma capace di parlare concretamente al Paese reale, ai lavoratori, ai giovani, alle imprese produttive e ai ceti medi impoveriti.
Per questo considero importante anche il tentativo del Movimento 5 Stelle di riaprire alcuni temi rimossi negli ultimi trent’anni: il ruolo pubblico nell’economia, la tutela sociale, la critica agli eccessi del liberismo. Temi che una parte consistente del centrosinistra ha spesso affrontato con ambiguità o ritardo.
Allo stesso tempo, penso che il compito non possa essere quello di riproporre modelli del Novecento in forma nostalgica. La vera sfida è capire come ricostruire, dentro il XXI secolo e dentro un capitalismo radicalmente mutato, una nuova cultura socialista e riformista capace di coniugare libertà, giustizia sociale, innovazione e democrazia.
È esattamente il terreno sul quale, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di lavorare anche con le conferenze del Circolo Willy Brandt dedicate alla storia del socialismo del ’900: non per rifugiarci nella memoria, ma per capire cosa possa ancora vivere e parlare al presente.
E credo che questo tema assuma un significato ancora più concreto guardando a Como, dove tra un anno si voterà per il nuovo sindaco. Anche qui, infatti, la situazione locale appare in larga misura lo specchio di quella nazionale: coalizioni costruite più sulla necessità di unirsi contro qualcuno che su una vera elaborazione programmatica comune. Il rischio è che anche a livello cittadino prevalgano tatticismi, personalismi e formule organizzative prive di una visione di lungo periodo, mentre Como avrebbe bisogno di una discussione seria sul lavoro, sulla casa, sui servizi pubblici, sul rapporto tra turismo e qualità della vita, sul ruolo produttivo e culturale della città.
Senza una cultura politica forte e senza una proposta riformatrice riconoscibile, anche le future elezioni amministrative rischiano di trasformarsi nell’ennesimo passaggio senza prospettiva, incapace di restituire fiducia e partecipazione ai cittadini.
Giuseppe Doria Presidente Circolo Culturale Europeo Willy Brandt