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“Caro Luca, rischiamo di arrivare alle elezioni parlando solo del candidato. Intanto Rapinese avrà già deciso di cosa discutere”

Ieri abbiamo pubblicato un nuovo contributo del comasco Luca Michelini, ordinario di di Storia del pensiero economico all’Università di Pisa, sempre molto attento alle dinamiche politiche e sociali di questa città. Questo l’intervento del professore: “A Como la sinistra vale almeno il 15%, non sia subalterna al Pd. E non accompagni la città per ricchi”. Come spesso avviene il punto di vista ha subito portato al confronto (per interventi, opinioni e repliche scrivere a redazionecomozero@gmail.com).

Oggi infatti ospitiamo la risposta di Giuseppe Doria, ex segretario della Uil comasca nonché presidente del circolo di ispirazione socialista “Willy Brandt”, altro acuto osservatore della realtà cittadina. Ecco quanto scrive:

Caro Luca, 

il tuo ragionamento è interessante e, su molte delle cose che dici, mi trovi d’accordo. Ma proprio per questo credo che occorra aggiungere un pezzo al ragionamento: quello della realtà elettorale.

Prendiamo per buono il 15% che attribuisci oggi alle forze alla sinistra del PD. È un dato importante, ma non è sufficiente per costruire un’alternativa a Rapinese.
Basta guardare un dato, per quanto parziale: in un recente sondaggio di ETV, peraltro costruito in gran parte su valutazioni negative dell’attuale sindaco, Rapinese da solo arriva intorno al 22%. Con il 15%, oggi, la sinistra non arriverebbe neppure al ballottaggio.

Questo non significa affatto che quel 15% debba essere subordinato al PD. Significa, semmai, che prima di discutere di rapporti di forza all’interno del centrosinistra bisognerebbe costruire una forza politica e culturale capace di parlare a una parte molto più larga della città.
Ed è qui che vedo il problema principale, che non riguarda soltanto la sinistra. A pochi mesi dalle elezioni continuiamo a discutere soprattutto di candidature, di alleanze e di posizionamenti, mentre ancora non emerge con sufficiente chiarezza un’idea alternativa di Como.

Rapinese, piaccia o non piaccia, questa cosa l’ha capita. Ha costruito una narrazione della città, ha individuato alcuni problemi e ha imposto la sua agenda. Si può contestare radicalmente quella visione, ma non si può negare che oggi sia lui a dettare il terreno del confronto.

La questione, quindi, non è soltanto quanto vale la sinistra, ma soprattutto “quale città vogliamo proporre ai comaschi”. Certamente una città diversa da quella che rischia di diventare sempre più orientata esclusivamente al turismo e agli investimenti immobiliari. Serve proporre una città capace di attrarre investimenti senza esserne subalterna, di difendere il diritto all’abitare, di avere servizi pubblici efficienti, di affrontare seriamente la scuola, la mobilità, il rapporto con il lago, il territorio e il tema del lavoro. Serve soprattutto una città sulla quale esista una progettualità, prima ancora che una coalizione elettorale.

Per questo continuo a pensare che ci sia un problema più grande dei rapporti tra PD, sinistra, civiche e altre forze: esiste un “mondo di mezzo” fatto di competenze, associazioni, professioni, cultura, volontariato, realtà economiche e sociali che non si riconosce necessariamente nei partiti, ma che potrebbe contribuire a costruire una proposta nuova. Il Circolo Willy Brandt ha cercato e continuerà a cercare di stimolare proprio questo mondo. Non per sostituirsi alla politica e nemmeno per costruire l’ennesima lista, ma per favorire un confronto sulla città che venga prima delle candidature e delle alleanze.
Se questo mondo riuscisse finalmente a emanciparsi dalle logiche degli apparati e a trasformare competenze, idee e sensibilità in una proposta concreta di governo, allora sì che potrebbe nascere una vera alternativa.

Altrimenti si rischia di arrivare alle elezioni discutendo ancora solo di chi deve fare il candidato, mentre Rapinese nel frattempo avrà già deciso di cosa si deve discutere.

Un carissimo saluto

 

 

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