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Punti di vista

“Da mamma, cittadina ed ex insegnate: intollerabile il trattamento a bambini, famiglie e docenti della Corridoni”

Alla vigilia del pronunciamento del Consiglio di Stato sul destino della scuola Corridoni (destinata ad essere abbattuta in favore di un autosilo), e nel pieno delle polemiche per il trasloco a tappe forzate imposto in queste ore ai bambini verso la scuola di via Fiume approntata in fretta e furia nel weekend, il tema continua a scandire anche il dibattito politico. Questa mattina a prendere posizione l’ex consigliera della lista Rapinese Sindaco, poi passata a Forza Italia, Paola Ceriello. Di seguito la nota della consigliera forzista.

Da mamma, cittadina ed ex insegnante, prima ancora che da consigliere comunale, non posso più tollerare il modo in cui questa amministrazione sta gestendo il futuro della scuola primaria Corridoni di Como, dimostrando una totale mancanza di rispetto per il corpo docente, i genitori e i piccoli alunni. Ci tengo a precisare che non muovo questa critica per un interesse personale, dato che i miei figli frequentano altri istituti, ma per un profondo senso di responsabilità verso la nostra comunità.

In pochissimo tempo la Corridoni è passata dall’essere considerata l’alternativa più sicura dove trasferire i bambini di via Perti, a essere bollata come una scuola ‘marcia’ da chiudere all’istante. Una decisione repentina e folle, dettata dalla volontà di fare spazio a un autosilo a servizio dello stadio, nonostante il tanto sbandierato calo delle iscrizioni non si sia mai verificato. Il piano originario per il ricollocamento dei bambini prevedeva la divisione in tre diversi plessi: la Foscolo (dopo lavori di adeguamento mai partiti), la stessa via Perti (che l’amministrazione voleva chiudere per gravi danni strutturali) e Tavernola. Alla fine, con un colpo di mano di fine agosto, a pochi giorni dal ritorno in classe, si è deciso di mandare tutti in via Fiume.

Via Fiume è una sede totalmente inadeguata dal punto di vista geografico, situata esattamente dall’altra parte della città. Parliamo di quasi 4 chilometri di traffico automobilistico o più di 2 chilometri a piedi. Questa distanza priva i bambini delle classi terze, quarte e quinte della preziosa possibilità di andare a scuola a piedi da soli, un traguardo di autonomia fondamentale. Inoltre, ignora il fatto che un genitore sceglie il plesso anche per ragioni logistiche, come la vicinanza ai nonni o a una rete di supporto familiare. Spostare la Corridoni significa lasciare scoperta una porzione enorme della città, creando disservizi e paralizzando una viabilità già precaria negli orari di punta.

La totale assenza di programmazione è culminata nel surreale spettacolo di un sabato di fine agosto. Il Sindaco si è rimboccato le maniche e, nonostante abbia dichiarato in radio che la legge non gli consentirebbe di intervenire fisicamente, si è messo a svuotare le aule, facendo lanciare gli arredi comunali dalle finestre nel disperato tentativo di rendere lo stabile agibile per il giorno successivo. Una scena di pura follia gestionale, priva di logica e sicurezza.

La decisione non tiene conto di variabili cruciali. La sede di via Corridoni disponeva di 8 aule libere (liquidate dal Sindaco, non lo dimentichiamo, come “aule del cucù”), spazi che in realtà sono indispensabili per la gestione e l’inclusione degli alunni con disabilità. Nessuno, inoltre, ha verificato se la palestra di via Fiume possa soddisfare le esigenze di entrambe le scuole coabitate. Durante un meeting aziendale in passato, sentii dire dal Direttore Generale che ‘una mala gestione è peggio di una non gestione’: oggi, davanti a questo caos, il significato di quelle parole mi è purtroppo chiarissimo. Per il bene di Como, dei bambini e delle famiglie, mi auguro di cuore che questo trasferimento non sia definitivo e che si torni subito sui propri passi.

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