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Appello a Draghi di Pessina, Volta e due Comprensivi: “Dad ancora per due settimane”

Ci sono anche la dirigente dell’Istituto Comprensivo di Albate, Lucia Chiara Vitale (foto in copertina), la dirigente dell’Istituto Comprensivo di Como Lago, Giuseppina Porro, e i dirigenti del Pessina, Nora Calzolaio, e del Liceo Classico Volta, Angelo Valtorta (foto in copertina), tra i 1.500 dirigenti scolastici italiani che con una lettera aperta indirizzata al premier Mario Draghi e al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi chiedono di stoppare il rientro in presenza in classe degli studenti da lunedì 10 gennaio, sostituendolo con almeno quindici giorni di didattica a distanza.

Una misura precauzionale, quella richiesta al governo, in considerazione dell’altissimo numero dei contagi che certamente non sta risparmiando nemmeno il Lario. Va però precisato che a oggi non esiste alcuna ipotesi ufficiale di rinvio del ritorno in classe, anzi confermato ancora ieri dal governo: dunque, per il momento, gli istituti riapriranno le porte agli studenti, ai docenti e al personale in presenza il 10 gennaio come previsto prima dell’esplosione dei contagi.

Di seguito, l’appello dei presidi italiani.

Da due anni lavoriamo incessantemente per garantire un servizio scolastico gravemente provato dalla pandemia. Lo facciamo, insieme ai nostri collaboratori, alle segreterie, ai docenti, al personale ATA, spesso sopperendo alla mancanza delle più basilari condizioni strutturali e organizzative.

A pochi giorni dall’inizio delle lezioni dopo la pausa natalizia, durante la quale non ci siamo mai fermati, stiamo assistendo con preoccupazione crescente all’escalation di assenze. Abbiamo personale sospeso perché non in regola con la vaccinazione obbligatoria e, ogni giorno di più, personale positivo al Covid, che non potrà prestare servizio e nemmeno potrà avere, nell’immediato, un sostituto.

Si parla di numeri altissimi, mai visti prima. Ci rendiamo conto che sottovalutare la prevedibile ed enorme mancanza di personale determinerà insolubili problemi. In un momento nel quale è necessaria almeno la minima sorveglianza delle classi (per non parlare della didattica, che risulterà in molti casi interrotta), non sapremo, privi di personale, come accogliere e vigilare su bambini e ragazzi. Altrettanta preoccupazione grava sulle probabili assenze del personale ATA. Ci troveremo nell’impossibilità di aprire i piccoli plessi e garantire la sicurezza e la vigilanza.

Aggiungiamo, ma è cosa nota, che l’andamento del contagio con la nuova variante del virus colpisce come mai prima le fasce più giovani della popolazione, anche con conseguenze gravi, e che il distanziamento è una misura sulla carta, stanti le reali condizioni delle aule e la concentrazione degli studenti nelle sedi.

Sappiamo che il virus si trasmette per aerosol e che l’ambiente classe è una condizione favorevolissima al contagio. A differenza delle precedenti ondate, già prima della sospensione natalizia abbiamo assistito ad un’elevata incidenza di contagi all’interno delle classi (alunni e docenti, anche se vaccinati).

Il protocollo di gestione dei casi grava sulle aziende sanitarie, che non riescono più a garantire rapidità per i tamponi, con conseguente prolungato isolamento degli studenti e del personale. Si tratta di una situazione epocale, mai sperimentata prima, rischiosa e ad oggi già prevedibile. Non è possibile non tenerne conto.

Una programmata e provvisoria sospensione delle lezioni in presenza (con l’attivazione di lezioni a distanza) per due settimane è sicuramente preferibile ad una situazione ingestibile che provocherà con certezza frammentazione, interruzione delle lezioni e scarsa efficacia formativa. Lo vogliamo sostenere con forza, decisione e con la consapevolezza di chi è responsabile in prima persona della tutela della salute e della sicurezza di migliaia di persone.

 

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