In queste ore – qui i dettagli – il comandante della Polizia locale di Como, Vincenzo Aiello, ha firmato l’ordinanza generale n. 350 del 25 agosto 2026 che recepisce e rende operative le indicazioni stabilite dalla Giunta Comunale con la delibera n. 178 del 5 agosto 2026. Parliamo ovviamente delle nuove regole per la circolazione in centro storico che tra le novità portano gli ormai celeberrimi divieti per le bici.
Sul tema e più nello specifico in risposta a quanto pubblicato dal presidente del Consiglio comunale, e braccio destro del sindaco rapinese, Fulvio Anzaldo in merito alle restrizioni alle biciclette in centro presenti in diverse città europee (ne abbiamo parlato qui), a stretto giro di posta è arrivata anche la risposta di Livia Sarda, vicesegretaria del Pd di Como ma soprattutto appassionata ciclista, che non potendo commentare direttamente (Anzaldo ha limitato la possibilità di commentare sotto il suo post, benché pubblico e visibile a tutti), ha pubblicato a sua volta un post sul suo profilo personale dal titolo “Meglio la multa che la vita” nel quale da un lato sottolinea la possibile convivenza bici/pedoni applicando il semplice buonsenso di scendere dal mezzo se c’è troppa gente, e dall’altro ricorda anche come i “pericoli” in città possano essere rappresentati da chiunque si muova in modo distratto, non solo dai ciclisti: “Allora facciamo così: multate i passanti che camminano o peggio attraversano guardando il cellulare, quelli col cane al guinzaglio di 5 metri che blocca tutta la via, quelli che si fermano in mezzo alla strada a fare selfie – scrive infatti – io continuo a pedalare. Multatemi pure”.

La risposta punto per punto al post di Anzaldo, però, arriva poi in un commento più articolato fatto alla nostra redazione nel quale l’avvocata comasca, appena rientrata da una vacanza in bicicletta in Francia, “smonta” la difesa fatta dal presidente del Consiglio alla decisione presa dall’amministrazione comunale, sottolineando l’impossibilità di paragonare la decisione presa a Como con quanto avviene in altre città che, al contrario di noi, hanno fior fior di piste ciclabili al di fuori delle zone “rosse”.
“Come sempre la nostra amministrazione sta gettando fumo negli occhi evidenziando che anche in Europa alcuni centri storici hanno orari limitati, limiti di velocità o divieti per le bici e mi riferisco, in particolar modo, al post di Anzaldo – spiega infatti – ciò che si omette però è il contesto: in tutti i posti che lui cita, dove sono stata, e direi in tutta Europa tranne che in Italia, ci sono bellissime ciclabili anche cittadine. Se viene garantita la mobilità leggera e su pista dedicata intorno alla città, del divieto – limitazione, di entrare nelle viuzze del centro non importa più a nessuno. È quindi il contesto che è completamente differente”.
“Oggi ho provato a stare su strada con la bici a Como: a parte le buche ai margini, rischi la vita. Ti passano a due centimetri, le moto fanno quello che vogliono, resti ferma dietro i bus con lo scarico in faccia. Qui è un disastro – aggiunge – vorrei, se possibile, che questa narrazione delle altre città europee che vietano o limitano le bici nei centri storici fosse raccontata fino in fondo, mettendo in evidenza cosa queste città fanno per la mobilità leggera intorno ai centri storici. Altrimenti è una narrazione miope”.
E poi aggiunge un dettaglio che racconta di un’attenzione a un turismo più “leggero” e meno invasivo (o invadente?) che il nostro territorio fa fatica per diverse ragioni a sviluppare: “Penso alle stazioni francesi come quella di Nantes, città un po’ più grandina di Como, dove vagoni interi sono dedicati al trasporto delle bici dei treni. Che male fa questo modo lento ed ecologico di andare in giro? – aggiunge – e d’estate, per aiutarti con le bici ci sono pensionati e studenti assunti con regolari contratti. Un altro segno che la mobilità leggera, oltre che agli evidenti vantaggi ecologici, genera anche lavoro. Questa è Europa, non quella di Anzaldo con i suoi cartelli avulsi da un mondo che invece ti invita alle due ruote”.
Ma, si potrebbe ribattere, la convalle in cui si trova Como non esattamente il tipo di territorio nel quale trovare spazi infiniti per le piste ciclabili: “E’ vero, noi abbiamo una conformazione geografica molto particolare, siamo chiusi tra le montagne. Ma nell’Europa vera, una ciclabile può essere anche solo una linea gialla di un metro di larghezza per ogni senso di marcia. Non la ciclopedonale del lungolago dove rischi di ammazzare i pedoni, ma una linea gialla sulla carreggiata che delimita l’alveo delle bici. Cosa costa?”.
