“Mi sono sentita trattata come una criminale”. Con queste parole una pensionata svizzera di 70 anni ha raccontato al quotidiano Blick l’incredibile disavventura vissuta di recente. La donna è stata convocata in commissariato a quattro mesi di distanza da un errore commesso alle casse automatiche della Migros di Schönbühl, dove aveva dimenticato di scansionare due prodotti.
Foto segnaletiche e impronte digitali per una svista da 24 franchi
La cliente, che si trovava a utilizzare una cassa self-service per la prima volta in assoluto nella sua vita, si è vista recapitare una multa di 300 franchi a causa della sua disattenzione. L’episodio ha assunto contorni surreali quando la pensionata è stata convocata in polizia: qui è stata sottoposta a procedure solitamente riservate ad altri tipi di reati, venendo fotografata da ogni angolazione e subendo il rilevamento delle impronte digitali.
Il tutto si è scatenato per il mancato pagamento di merce per un valore complessivo di 24 franchi, cifra che comprendeva perfino un sacchettino di plastica dal costo di 5 centesimi.
Il clamore suscitato dalla notizia ha aperto inevitabilmente a diversi interrogativi: in che modo la 70enne è stata rintracciata a quattro mesi dall’accaduto? Come ha fatto la Migros a scoprire il mancato pagamento? E quali motivazioni hanno spinto le autorità a convocarla in commissariato? Un approfondimento pubblicato dal Blick ha fatto chiarezza sui meccanismi di controllo adottati dai grandi distributori.
Il funzionamento del sistema di allerta automatico e delle telecamere
I comportamenti anomali o ritenuti sospetti all’interno dei punti vendita vengono intercettati grazie a un sistema di allerta automatico, basato sull’impiego di telecamere e sensori dedicati. Tale analisi dei dati può svolgersi sia in tempo reale sia in un momento successivo rispetto all’effettivo pagamento.
Entrando nello specifico del punto vendita Migros teatro della vicenda, ogni cassa automatica è dotata di quattro telecamere di sorveglianza. Gli apparecchi di sicurezza hanno immortalato l’anziana mentre passava i suoi sette articoli, dettaglio verificato dalla stessa cliente in commissariato attraverso la visione dei filmati. Tuttavia, uno dei prodotti non è stato registrato a dovere: un’analisi successiva e automatica delle immagini ha evidenziato che la quantità di articoli riposta nel sacchetto superava quella effettivamente saldata, facendo scattare la segnalazione ufficiale.
Dal pagamento con carta alla tracciabilità dei dati personali
Il passaggio successivo ha riguardato l’identificazione della donna, risalendo ai suoi dati bancari tramite la carta di credito adoperata per transare l’importo. Come spiegato dal quotidiano zurighese, qualora il commerciante decida di sporgere denuncia formale, la polizia ha la facoltà di risalire all’identità del presunto trasgressore rivolgendosi direttamente al fornitore di servizi finanziari.
Sulla questione è intervenuto un portavoce del “gigante arancione”, precisando che l’azienda “in linea di principio non utilizza il riconoscimento facciale” e sceglie di non collegare in automatico le registrazioni video né con i dati di pagamento né con il programma fedeltà Cumulus. Ciononostante, qualora siano disponibili informazioni sui clienti che risultino utilizzabili, “«un collegamento diretto può essere possibile a seconda dei casi”.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale e i tempi della giustizia
Sull’utilizzo delle nuove tecnologie, la concorrente Coop ha scelto una linea di maggiore trasparenza, dichiarando apertamente di avvalersi di telecamere di sorveglianza gestite dall’intelligenza artificiale e di un monitoraggio costante in tempo reale. Se l’IA individua un articolo non scansionato, lo schermo invita subito il consumatore a rimediare all’errore, oppure invia un avviso diretto al personale, arginando sul nascere potenziali furti o sviste.
Resta invece un margine di incertezza riguardo alla tempistica esatta con cui la Migros ha esaminato i filmati relativi alla spesa della 70enne e ha depositato la denuncia. Secondo quanto ricostruito dal Blick, è altamente probabile che la polizia abbia ricevuto la documentazione subito dopo il fatto, ma che la convocazione sia slittata di diversi mesi semplicemente a causa della lieve entità del reato, che non rendeva il fascicolo una priorità per le forze dell’ordine.
