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Caso scuole a Como, c’è chi ‘scagiona’ e affonda: “Prima di chiedere la testa del vicesindaco capire cosa c’è dietro il comodo paravento”

Chiedere le dimissioni dell’assessore Roperto? E’ solo una scelta di comodo, ma è la scelta sbagliata. Questa, in estrema sintesi, la posizione dell’avvocato Maria Cristina Forgione, nota alle cronache recenti per i suoi scontri, in veste di presidente dell’associazione Carducci, proprio contro questa amministrazione, che sposta l’asse del dibattito che sta tenendo banco in questi giorni, su un ragionamento meno “di pancia” e più di diritto amministrativo.

In giorni in cui, sull’onda delle polemiche per la scelta dell’amministrazione Rapinese di chiudere la scuola Corridoni trasferendo i suoi 210 alunni nella scuola di via Fiume – giudicati da molti non idonei, ma il verdetto del Consiglio di Stato si saprà solo martedì 15 (qui tutta la cronaca) – più voci si sono alzate dall’opposizione per chiedere le dimissioni dell’assessore alle Politiche Educative, nonché vicesindaco, Nicoletta Roperto (qui i comunicati di Pd, Svolta Civica, Forza Italia e Lega) colpevole, a giudizio di chi invoca un suo passo indietro, non solo di aver avallato una scelta discutibile, ma soprattutto di non aver mai fatto sentire la sua voce in merito, lasciando tutto nelle mani del sindaco.

In un post, pubblicato sul suo profilo Facebook qualche giorno fa, però, l’avvocato comasco propone un punto di vista diverso che, almeno in parte, “scagiona” l’assessore Roperto dal ruolo di capro espiatorio ponendo una domanda molto semplice: “Chi ha deciso?”

“Il diritto amministrativo non funziona per slogan e le responsabilità non si attribuiscono per comodità/parte politica – scrive infatti – il TUEL (Testo Unico degli Enti Locali, Ndr) distingue chiaramente i ruoli: la Giunta dà l’indirizzo politico-amministrativo, il Sindaco è l’organo responsabile dell’amministrazione comunale e sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici, ma ci sono anche i dirigenti che adottano gli atti di gestione e ne rispondono e l’assessore risponde politicamente dell’esercizio della propria delega”.

Da questo ragionamento, ecco quindi le domande che riguardano la scelta di chiudere la scuola di via Sinigaglia spostando gli alunni in via Fiume: “Dunque, sulla Corridoni, prima di chiedere la testa del Vicesindaco sarebbe interessante ricostruire la catena delle decisioni. Chi ha deciso che la scuola dovesse essere chiusa e i bambini trasferiti? La Giunta. Chi ha valutato le alternative? La Giunta e il Sindaco. Chi ha assunto gli atti amministrativi? Il dirigente (certamente su impulso del Sindaco). Chi ha disposto il trasloco? Il dirigente (certamente su impulso del sindaco). E soprattutto: su quale indirizzo politico? – prosegue infatti – chi materialmente esegue un trasferimento non necessariamente è chi lo ha deciso. E, allo stesso modo, una delega assessorile non può diventare il comodo paravento dietro il quale scompare la responsabilità politica dell’intera Amministrazione”.

La conclusione a cui giunge Forgione, quindi, è semplice: la responsabilità non è esclusivamente dell’assessore Roperto ma di tutta la giunta e del sindaco. Ragione per la quale, chiedere “la testa” di una sola persona equivale a liquidare un discorso di responsabilità molto più articolato scegliendo il capro espiatorio più facile.

“Se la scelta della Corridoni è stata una scelta della Giunta, la responsabilità politica è della Giunta. E se quella scelta è stata voluta e sostenuta dal Sindaco, allora è difficile comprendere perché oggi il problema dovrebbe chiamarsi soltanto ‘Roperto’ – scrive – se invece vi sono state responsabilità gestionali, si individuino gli atti e il dirigente che li ha adottati, perché l’art. 107 TUEL attribuisce ai dirigenti la responsabilità della gestione amministrativa”.

“Insomma – conclude – prima delle dimissioni, gli atti. Prima dei colpevoli, le competenze. Prima degli slogan, il diritto. La Corridoni e questa politica non hanno bisogno di un capro espiatorio ma che ciascuno si assuma la propria responsabilità. A cominciare da chi ha realmente deciso”.

 

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