Dopo le convulse ore della manifestazione di protesta indetta davanti alla piscina di Muggiò, chiusa ormai dalla scorsa estate e dopo il “misterioso” whatsapp della notte, il presidente della Como Nuoto Mario Bulgheroni fa chiarezza sulla clamorosa mancata presenza della storica società, a dispetto delle avvisaglie della vigilia che parevano incidare compattezza delle società sportive.

“Cari Atleti, cari Soci, care famiglie – si legge nella comunicazione ufficiale – Ho ribadito in più occasioni che la posizione della società era e resta quella di chiedere con forza la riapertura dell’impianto di Muggiò, ma non era e non sarà mai “contro” l’amministrazione comunale”.

Bulgheroni poi specifica che “non è nostra intenzione ricercare un “colpevole” (non ne avremmo alcun beneficio in termini pratici, per noi è vitale che la piscina riapra)”.
E dopo le premesse, ecco il vero ostacolo: le ripetute accuse della Pallanuoto Como di Giovanni Dato, che – riepiloga ancora il presidente della Como Nuoto – “ha nuovamente accusato alcuni membri dell’amministrazione, conferendo alla manifestazione una connotazione politica a cui ho ritenuto di non dare il “placet” della società, lasciando tuttavia (e ci mancherebbe altro) libertà a ciascuna famiglia/atleta di aderirvi”.

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“Abbiamo da poco compiuto un secolo di storia – prosegue Bulgheroni – questo importante traguardo è stato raggiunto anche grazie all’atteggiamento che la società ha tenuto nei confronti delle controparti istituzionali (in primis Comune e Federazione): abbiamo sempre cercato il confronto (a volte ruvido) ma mai lo scontro, consapevoli e rispettosi dei ruoli che ciascuna istituzione svolge nella nostra società”.

“Le dichiarazioni delle ultime ore mi hanno indotto quindi a ritirare la nostra partecipazione al sit-in – è la conclusione del presidente della Como Nuoto – ma certamente non a ritrattare sulla richiesta fatta all’amministrazione di adoperarsi per la riapertura della piscina olimpionica, in modo da porre fine ai disagi che i nostri atleti (e le famiglia) patiscono per il continuo peregrinare tra diversi impianti”.