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“Io, frontaliera tra levatacce e meno diritti che in Italia. Ma il Ticino ci dà uno stipendio dignitoso”

I tantissimi partecipanti alla community di ComoZero sempre più spesso diventano anche contributori diretti oltre che commentatori di questo giornale. E anche in questa occasione sono quelle le radici per un nuovo spunto interessante che abbiamo scelto di proporre come articolo a sé. Si tratta del commento inviato da Elisabetta (di cui come sempre il giornale ha la mail registrata e custodita secondo tutti i dettami della privacy più totale) a questo articolo circa l’indagine di Regione Lombardia sugli stipendi dei frontalieri per il calcolo della nuova tassa sulla salute. Tema caldissimo, dunque, che ha innescato una ampia e appassionata discussione. Ed è stato proprio in quel contesto che è giunto il contributo che pubblichiamo integralmente di seguito. Se sei frontaliere e vuoi raccontarci, anche tutelando la privacy, la tua storia, scrivici a redazionecomozero@gmail.com. L’indirizzo è comunque a disposizione per ospitare qualsiasi punto di vista.

Buongiorno, sono una frontaliera, lavoro a Mendrisio dal 1992, le assicuro che come frontaliera ho sempre versato le tasse richieste sia dallo stato elvetico (in busta paga) sia dallo Stato italiano, (bollettini semestrali per pagare la tassa sanitaria, poi sospesi grazie ad un accordo italo svizzero dopo il 1994). Le nostre tasse sono in chiaro, i nostri conti stipendio sono in chiaro (per chi esegue il modello unico per una giacenza media oltre i 5000 franchi, e comunque oramai reso obbligatorio dalla stragrande maggioranza delle banche in Svizzera /ticino, UBS, RAIFFEISEN, BANCA STATO…).

Il nostro stipendio non raggiunge ancora il minimo salariale che lo Stato svizzero impone, non godo degli stessi diritti che ci sono in Italia, vorrei ricordare a tutti quelli che pensano che frontalieri = miliardari, beh, provare per credere. Dalle alzatacce alle restrizioni con auto e mezzi di trasporto, alle limitazioni (tipo la maternità che qui è di soli 3 mesi ecc ecc); siamo solo meglio retribuiti ma io sono una cottimista e mentre alla mia collega in Italia viene riconosciuto il lavoro usurante, io qua me lo scordo. Potrei continuare ma non voglio annoiare, in fondo basterebbe informarsi un po’ meglio prima di sparare a zero.

La verità è che qui al nord, in provincia di Varese o di Como, il Ticino per fortuna ha dato da lavorare a generazioni di italiani, e io per prima mi sono ritrovata a dovere scegliere se continuare a sperare e cercare oppure se fare qualche sacrificio in più ed avere almeno uno stipendio dignitoso, perché di questo si tratta.

Le competenze vanno retribuite il giusto, sono un’operaia specializzata e il mio lavoro è pagato profumatamente dal cliente finale. Adesso il cambio è a nostro vantaggio e va così, ma quando il cambio era basso nessuno si alzava a vedere quante ore lavoravamo per prendere molto meno…

“Frontaliera da 25 anni: esco alle 6, torno alle 21, 100 km al giorno, senza vita sociale. Ma dall’Italia si scappa”

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