“Mi dispiace per la città. E’ vero, se il ricorso sarà accolto l’assegnazione sarà sospesa ma noi vogliamo capire come è andata. Ci siamo fatti molti scrupoli prima di agire ma, a ben vedere le cose, chi ha vinto il bando è vittima quanto noi. Ci sono troppi dubbi”.
Sono concetti chiave per Federico Ratti titolare, con Erica Ratti, della notissima Rattiflora. Li mette in fila sul tavolo prima di affrontare ogni questione. E li ripete “perché passino, perché siano evidenti, perché noi abbiamo un sogno per questa città e vogliamo il suo bene”.
Che succede? Succede che dopo un lunghissimo e (guarda caso parlando di Bandi e di Patrimonio a Como) faticosissimo iter il Lido di Villa Geno è stato assegnato, come noto, alla Vite Srl di Bresso.
Ne abbiamo parlato ampiamente qui:
In gara anche Ratti con la società Gfg di cui è socio con Giovanni Costantino (che ha partecipato con la Blunotte Eventi) e Giorgio Maffei (con la Sunlake Catering), altri due imprenditori ben conosciuti in città e oltre.

Ebbene, la Gfg tramite i propri legali (team composto da Paolo Borsani, Massimo Bottinelli e Maurizio Lo Gullo) ha già notificato un ricorso contro l’assegnazione al Tribunale Amministrativo Regionale, documento che sarà poi depositato entro la fine di questa settimana.
Ratti, perché?
Perché già all’apertura della seconda busta abbiamo avuto dubbi, ben otto punti di differenza rispetto alla Vite. Ci sta tutto ma stiamo parlando di un progetto di recupero, non di una costruzione ex novo. Va bene la discrezionalità della Commissione ma era una forbice giudicata eccessiva anche dai nostri professionisti.
Otto punti, tutti sul progetto?
No, un punto e qualcosa sulla parte economica, proponevamo un canone inferiore e per meno anni ma il resto si è giocato tutto sul progetto. Così abbiamo effettuato un accesso agli atti che, pur coerentemente alle norme, è arrivato solo a metà maggio. Abbiamo confrontato i progetti e secondo noi non emergono errori o differenze tanto smaccate. L’amministrazione inoltre non evidenzia motivazioni particolari rispetto all’assegnazione, pure al netto della discrezionalità. Due progetti giudicati coerenti e positivi ma non si sa perché uno è arrivato primo e l’altro no. Nel verbale della Commissione al nostro lavoro viene anche riconosciuta un’impostazione di tipo filologico, scuola razionalista, coerente con le richieste del bando.

Però, alla fine, hanno vinto gli altri.
Sì certo, noi facciamo ricorso per capire quali criteri siano stati adottati, per analizzare nostri eventuali errori. Non per un bloccate tutto fine a se stesso.

Cosa contestate?
Il recupero del Lido prevede il rispetto delle volumetrie e l’abbattimento degli abusi, riteniamo che il loro progetto non tenga conto, almeno in parte di questi aspetti. C’è la questione dell’accessibilità, viale Geno è a fondo cieco. Noi abbiamo proposto navette da prenotare con app e taxi boat. Nel progetto dei concorrenti si parla di un pickup a disposizione dei clienti ma nelle loro tavole viene mostrato un trenino. E poi c’è la questione dei pontili.
Cioè?
Il lido ha due pontili fuori norma, noi abbiamo previsto l’abbattimento e la realizzazione di una struttura in regola. L’altro progetto, ci pare proprio, li mantiene e ne prevede l’utilizzo come accesso barca. Ma il punto non sono i concorrenti. Il punto è la Commissione comunale.
In che senso?
Qui è un po’ tecnica, come sempre alla pubblicazione del bando si possono porre quesiti. Noi ne abbiamo posti circa i volumi tutelati (i due depositi storici a sinistra della struttura, Ndr), il Comune ha risposto di attenersi alle schede catastali e così abbiamo fatto. Nel progetto di Vite sono scomparsi in favore di un parcheggio bici, noi viceversa ne abbiamo tenuto conto. Poi la Commissione mette nero su bianco che, tutto sommato, non è un problema se i concorrenti se ne sono dimenticati.

Infine abbiamo dubbi sulla questione dell’utilizzo.
Vale a dire?
Nella parte tecnica i vincitori parlano di utilizzo del Lido 365 giorni l’anno ma nel piano economico-finanziario calcolano 273 giornate di incasso, è una discrasia fra offerte. Poi, per carità, i calcoli hanno una logica per loro però a noi interessa che la commissione non ha rilevato l’incongruenza. Noi avevamo previsto una sola pausa a gennaio. Aggiungo che Vite ha presentato ben più documenti di quanti non fossero previsti dal bando: più rendering e anche un video, pure ben fatto ma bisogna giocare alle stesse regole.

Il vostro punto di vista è chiarissimo, resta l’atto del Comune: un’assegnazione. Vi si potrebbe accusare di voler bloccare tutto e stop, d’altronde se uno partecipa a una gara ne accetta le regole.
Ci dispiace davvero per la città ma vogliamo che le cose siano fatte per bene. L’amministrazione è stata troppo lunga coi tempi e ci troviamo a presentare il ricorso adesso. So che Vite sta lavorando benissimo e sta correndo per aprire, non ce l’abbiamo con loro ma mettiamo in discussione il metodo di valutazione del Comune che secondo noi è stato un pasticcio. Vogliamo capire se è possibile avere una risposta chiara, se tutto è stato condotto secondo le regole, è nostro diritto comprendere se abbiamo lavorato bene o male. Poi se l’assegnazione non dovesse presentare questioni: chapeau.

Ritenete di aver ricevuto disparità di trattamento, quindi.
Sì, per questo ci appelliamo alla giustizia.
Non è accanimento?
Accetteremo la sconfitta se sarà giudicata giusta. Guardi, non vogliamo smettere di sognare e siamo certi di aver fatto le cose proprio per bene.
Qualsiasi concorrente dice la stessa cosa del proprio progetto, ci sta.
Nel ricorso non ci autoincensiamo dicendo che il nostro lavoro è bello e il loro è brutto. Noi contestiamo il Comune che non ha spiegato le scelte, sono stati troppo benevoli di fronte a errori non di poco conto. Noi abbiamo messo la faccia e abbiamo un sogno.

Quale?
Un Lido con ambizioni internazionali per i comaschi e per i turisti, un gioiello che risponda ai cambiamenti. Spiaggia, accesso al lago, un lido che sia un vero lido con ristorazione di qualità e intrattenimento di ogni tipo, che poi è il nostro mestiere. Un posto glamour, sì, ma per tutti. Abbiamo chiamato professionisti, sviluppato e concretizzato un’idea bella e progettata a rigore di Bando.
Investimento?
Circa un milione e duecentomila euro.
