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Come cambia la storia tra Como e la Svizzera: “Un ticinese su tre supera il confine per fare benzina”

Come raccontavamo nei giorni scorsi l’’impennata improvvisa di 20 centesimi nello spazio di una sola notte nei costi delle benzina è ormai realtà. Il costo alla pompa è schizzato in poche ore da circa 1,70 euro al litro a 1,90 euro.

Variazione che è la diretta conseguenza delle decisioni assunte nell’ultimo Consiglio dei ministri, che ha sì confermato la proroga del taglio delle accise sui carburanti fino al 22 maggio, ma ha introdotto una netta differenziazione tra diesel e benzina. Mentre per il gasolio lo “sconto” fiscale è rimasto invariato a 20 centesimi al litro, per la benzina la riduzione è stata drasticamente tagliata a soli 5 centesimi.

Effetti sul confine: il riflesso sulle stazioni di servizio in Ticino

La manovra ha generato ripercussioni immediate in Ticino, riducendo parzialmente il pesante svantaggio competitivo che soffoca i benzinai ticinesi. “La decisione italiana ha riequilibrato, almeno parzialmente, il divario dei prezzi a cavallo della frontiera, perlomeno per quanto riguarda la benzina», conferma Boris Martinoni, CEO di ECSA Energy e portavoce dell’Associazione ticinese stazioni di servizio (ATSS) al Corriere del Tcino.

Attualmente, sebbene il costo del diesel rimanga più basso in Italia (nonostante prezzi ampiamente superiori ai 2 euro al litro), il prezzo della benzina si è stabilizzato sia in Ticino che nella vicina Penisola attorno a quota 1,90 euro. Martinoni precisa però che, nonostante il passo avanti, resta l’ostacolo del cambio valuta: con il franco forte, fare rifornimento in Italia risulta ancora leggermente più conveniente a parità di prezzo nominale.

Perdite considerevoli e incertezza per il settore

Nonostante il parziale riallineamento, la situazione per i distributori ticinesi resta critica. Martinoni sottolinea come lo scarto minimo attuale non basti a generare nuove code ai distributori svizzeri, soprattutto a causa dell’incertezza normativa. Il provvedimento italiano scade il 22 maggio e la mancanza di una visione a lungo termine impedisce alle aziende ticinesi di pianificare misure di contenimento efficaci.

I numeri descrivono una crisi profonda:

  • Calo dei volumi: tra il 30% e il 40% negli ultimi due mesi.

  • Perdite di clientela: una persona su tre ha scelto di rifornirsi oltreconfine.

  • Impatto occupazionale: minor lavoro per autotrasportatori e personale delle stazioni di servizio.

Sicurezza degli approvvigionamenti e quotazioni del petrolio

Nonostante l’allarme lanciato recentemente dalla segretaria generale di Suissenégoce su possibili carenze globali di carburante (citando esaurimenti di riserve in nazioni come Filippine, Vietnam e Bangladesh), il Ticino sembra al sicuro. Martinoni rassicura: «Per tutto il mese di maggio il prodotto è assicurato», grazie anche alle tre medie di scorte obbligatorie della Confederazione.

Il sistema di approvvigionamento ticinese è infatti diversificato: il carburante giunge sia da sud (tramite Genova e Marsiglia) sia dal nord Europa. Questa doppia direttrice, pur comportando costi logistici maggiori, garantisce una resilienza strategica in caso di blocchi in uno dei canali.

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