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Provincia di Como, sempre meno case per lavoratori, giovani e famiglie. “Sono 1302 gli alloggi sfitti”

La casa sta diventando una delle questioni decisive per il futuro della provincia di Como. Non riguarda più soltanto chi vive una condizione di fragilità, ma lavoratori, giovani e famiglie. E riguarda sempre di più la capacità del territorio di attrarre persone e competenze e di non perdere quelle che già ci sono.

Sul tema i sindacati in maniera unitaria sono scesi in campo:

I numeri degli ultimi mesi raccontano bene questa contraddizione. A luglio le imprese comasche programmavano oltre 4.100 ingressi e quasi 11.800 nel trimestre luglio-settembre. Eppure, secondo Excelsior UnionCamere, per una figura su due le imprese prevedono difficoltà di reperimento.

La domanda allora è semplice: possiamo discutere della difficoltà di trovare lavoratori senza chiederci se quei lavoratori possono permettersi di vivere qui? Como è un territorio attrattivo. Lo dimostrano anche i valori immobiliari, sostenuti dalla forza del lago,
dal turismo, dalla vicinanza con la Svizzera e da una domanda internazionale importante. È una ricchezza, che produce però anche effetti da governare, perché il costo dell’abitare pesa sempre di più sui redditi ordinari.

Il problema non riguarda soltanto chi attende una casa popolare. C’è una fascia sempre più ampia di lavoratori e famiglie che non ha i requisiti per l’edilizia pubblica ma fatica a sostenere i prezzi del mercato. Non a caso, anche i più recenti interventi regionali sull’housing sociale cercano di dare una risposta proprio a questa fascia.

Ci sono poi i giovani che decidono se restare, chi valuta un trasferimento per lavoro, chi deve scegliere se partecipare a un concorso nei nostri servizi pubblici essenziali. In un territorio di confine c’è anche chi, davanti a costi dell’abitare così elevati, può orientarsi verso il mercato del lavoro elvetico. La possibilità di sostenere affitti sempre più alti val bene, per molti, lavorare all’estero.

Gli studi del professor Giancarlo Blangiardo sulle prospettive demografiche dell’area lariana hanno già richiamato l’attenzione sulla riduzione della popolazione in età lavorativa nei prossimi anni. È un problema che riguarda il futuro, ma che comincia ad avere conseguenze oggi. Le iniziative, nel frattempo, non sono mancate. Regione Lombardia, Comuni, ALER, cooperative, Prefettura, realtà economiche e Terzo settore hanno promosso interventi e progetti che vanno valorizzati.

Il problema non è l’assenza di iniziative: è farle diventare una strategia. Serve una regia capace di mettere nella stessa direzione risorse, progetti e soggetti diversi, creare massa critica e passare dalla risposta ai bisogni dell’oggi alla programmazione dei prossimi anni.

Anche perché non partiamo da zero. Già nel luglio 2025, in provincia di Como risultavano 1.302 alloggi pubblici sfitti: 611 di proprietà ALER e 691 dei Comuni. A questi si aggiungono patrimonio cooperativo e privato, housing sociale e nuove risorse regionali. Opportunità che possono produrre molto di più se inserite in un disegno comune.

Per questo CGIL Como, CISL dei Laghi e UIL del Lario propongono di portare casa, lavoro e attrattività territoriale al Tavolo per la Competitività della provincia di Como. Non chiediamo un altro tavolo. Chiediamo di utilizzare una sede che già esiste e che nasce per mettere insieme organizzazioni sindacali, imprese, istituzioni e soggetti del territorio, facendo sintesi tra interessi
diversi sulle scelte strategiche per la provincia.

Recuperare lo sfitto, aumentare l’offerta a costi sostenibili, utilizzare pienamente le risorse disponibili e costruire risposte per chi arriva a Como per lavorare devono diventare parti della stessa politica. Perché se un’impresa non trova personale, se un servizio pubblico fatica ad attrarre professionalità, se un giovane se ne va o un lavoratore rinuncia a trasferirsi qui perché l’affitto assorbe una parte troppo alta del reddito, la casa è diventata anche un problema di sviluppo e competitività. La provincia di Como deve decidere se continuare a rincorrere le emergenze o provare ad anticipare i cambiamenti.

È il momento di passare dalla gestione alla programmazione. Un territorio competitivo non è soltanto quello che attrae capitali, imprese e visitatori. È quello che riesce a trattenere le persone, permettendo a chi lavora di vivere qui, mettere radici e costruire il proprio
futuro.

CGIL Como CISL dei Laghi UIL Lario
Sandro Estelli Daniele Magon Dario Esposito

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