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Attualità

VIDEO “Un Cuore per l’Autismo”: nello spot dei genitori, la tenacia e la tenerezza per una società più inclusiva

Il prossimo 2 aprile ricorre la Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo. Un’occasione in più per riflettere, conosce e approfondire una questione che è tutt’altro che aliena nel territorio lariano e che sarebbe sciocco relegare a rarità o peggio ancora fingere di non vedere.

Basti pensare ai numeri: sono 501 studenti della provincia di Como inseriti nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado che presentano una diagnosi di disturbo dello spettro autistico, secondo i dati dell’Ufficio Territoriale Scolastico (95 nella scuola dell’infanzia, 262 nella primaria, 83 nella secondaria di primo grado, 61 nella secondaria di secondo grado). A Lecco sono 304 (38 nella scuola dell’infanzia, 165 nella primaria, 61 nella secondaria di primo grado, 40 nella secondaria di secondo grado), a Monza Brianza 713 (127/349/153/84), a Varese 649 (87/342/99/121).

Il che significa che solo nelle province a nord di Milano, dunque, questa condizione contraddistingue 2.167 studenti, dall’asilo fino alle scuole secondarie di secondo grado, con numeri in crescita.

“Ognuno di noi può dire di conoscere uno, due (ma anche di più) bambini o adulti che presentano caratteristiche comportamentali che rientrano nell’ampia famiglia dei disturbi dello spettro autistico”, sottolinea comprensibilmente l’associazione “Un Cuore per l’Autismo” che gestisce due punti di ascolto a Bosisio Parini (presso La Nostra Famiglia) e a Como, in via Natta (sede Anmic) è presente anche su Facebook e Instagram e sul sito www.cuore4autismo.org ma soprattutto da anni opera per cercare di sensibilizzare la società rispetto alle tematiche “blu”, il colore che storicamente è associato a questo disturbo.

Una Onlus formata solo da genitori e da famiglie, che si batte per portare ad un numero sempre maggiore di persone regole e suggerimenti che possano aiutare per relazionarsi con un bambino, un ragazzo, un adulto autistico.

“Non serve una grande fatica – sottolineano – E basta partire dal fondamento che l’autismo non è una malattia, ma un modo diverso di relazionarsi con il mondo e con ciò che ci circonda, con dei “codici di lettura” diversi e un “sistema operativo” alternativo rispetto a quello che conosciamo. Per questo parlavamo prima di regole da conoscere e da diffondere, tra i banchi, nei gruppi di giovani, tra gli adulti. Basterebbe poco per migliorare la vita di migliaia di persone senza escluderle dalla società e, nel caso dei bambini, dai giochi e dalle feste di compleanno dei loro compagni (no, non è affatto una cosa rara)”.

Quest’anno, dunque, dopo mesi di Dad, pc, tablet e rapporti sociali filtrati unicamente da schermi grandi e piccoli, è stata compiuta una scelta diversa rispetto al classico incontro online.

“Ci è però venuta una idea un po’ pazza e diversa – spiegano i genitori dell’associazione – quella di mettere su carta uno spunto di riflessione e poi di animarlo, creando uno spot che potesse trasmettere un messaggio per poi divulgarlo. E lo spot alla fine l’abbiamo prodotto davvero, ed è interamente farina del sacco dei genitori di “Un Cuore per l’Autismo”, dall’idea alla realizzazione, con tutti i pregi e i difetti del caso”.

Si parte da uno sfondo bianco e da un bambino vestito di blu che smarrito si guarda intorno. Il blu, ovviamente, è il colore che universalmente rappresenta l’autismo. Ma presto il bambino si accorge che attorno a lui ci sono molti altri bambini di diversi colori, ognuno con una propria peculiarità, e ci sono anche persone grandi e piccole, magre e non, con gli occhiali e senza, tutti uniti in un unico flusso, la vita, che diventa prima un arcobaleno e poi fili colorati che si intrecciano tra loro creandone uno più forte e resistente. L’ultima immagine è quella di un cuore, che richiama all’amore ma anche al logo della nostra associazione.

Bellissimo, il messaggio finale dei genitori: “Volevamo esprimere la nostra voglia di unità, ma anche di inclusività. Perché più fili che si uniscono ne creano per forza di cose uno più resistente. Ed anche una società più inclusiva non può che essere migliore di una che non lo è”.

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