La strategia si muove su tre fronti: tracciabilità della materia prima, controlli lungo la filiera e uso più attento delle risorse. Il punto di partenza è semplice: il legno resta essenziale per mobili, strutture e superfici. Ma va usato meglio.
Il legno usato da IKEA arriva da diverse aree del mondo e finisce in una vasta gamma di prodotti, dai mobili in pannello alle strutture in massello. L’azienda chiede ai fornitori di usare legno certificato Forest Stewardship Council® (FSC) oppure legno riciclato. Fuori da questa mappa resta la carta: il focus è sui materiali impiegati nei prodotti per la casa. La Wood Map diffusa dal gruppo indica Paesi di provenienza, specie legnose e volumi per mercato.
Serve a mostrare, almeno nelle intenzioni, da dove parte la materia prima prima di arrivare negli stabilimenti e poi sugli scaffali. Non è un dettaglio. In una filiera lunga, e spesso spezzettata, la tracciabilità serve a controllare l’origine del legno, ma anche a verificare che documenti, forniture e pratiche sul campo raccontino la stessa storia.
Certificazioni FSC, codice IWAY e controlli annuali sui fornitori
Secondo IKEA, almeno il 95% del legno usato nei prodotti arriva da foreste gestite in modo responsabile e certificate da organismi indipendenti. Tutto il legno deve rispettare anche i requisiti forestali previsti da IWAY, il codice di condotta con cui il gruppo stabilisce regole ambientali, sociali e di lavoro per i fornitori. I controlli, spiega l’azienda, vengono svolti ogni anno da enti di certificazione riconosciuti. Riguardano sia i documenti legali sia ciò che accade davvero nelle foreste e nelle segherie.
In Polonia, per esempio, Maciej, sviluppatore di materie prime IKEA entrato nel gruppo nel 2017, segue il percorso del legno dalla foresta al mobile. Controlla registri, autorizzazioni, specie dichiarate e pratiche di taglio. “Confrontiamo le informazioni dei fornitori con quello che vediamo sul posto. Se qualcosa non va, agiamo subito per proteggere l’integrità della nostra catena di approvvigionamento”, ha spiegato. È lì, tra piazzali di segheria e aree di disboscamento, che le regole aziendali diventano verifiche concrete.
Più efficienza e meno pressione sulle foreste: il ruolo del legno riciclato
Il secondo fronte indicato da IKEA è l’uso più efficiente del legno, insieme all’aumento della quota di materiale riciclato nei prodotti. L’obiettivo è arrivare entro il 2030 a un terzo della gamma IKEA a base legno realizzata con legno riciclato. Nell’anno fiscale 2025, secondo i dati diffusi dal gruppo, la quota era intorno al 19%. La strada, quindi, è ancora lunga. L’azienda dice di lavorare su prodotti più circolari, pensati per essere riutilizzati, rinnovati, rifabbricati e, solo alla fine, riciclati.
Il nodo più difficile riguarda i materiali compositi, compresi i pannelli di fibra, che richiedono tecnologie in grado di separare, recuperare e reimpiegare componenti non sempre semplici da trattare. Ridurre il ricorso al legno vergine, in questo quadro, significa alleggerire la pressione sulle foreste senza rinunciare alla produzione su larga scala. Una sfida industriale tutt’altro che scontata.
Perché il legno massello resta indispensabile in parte dell’arredamento
IKEA riconosce che il legno massello non può essere sostituito ovunque nell’arredamento, soprattutto quando servono resistenza, durata e stabilità. Tavoli da pranzo, letti, divani e alcune superfici usate ogni giorno hanno bisogno di caratteristiche che il materiale riciclato, almeno oggi, non garantisce sempre allo stesso livello. Per questo il gruppo, al momento, non fissa un obiettivo oltre il 30% di legno riciclato sull’intera gamma a base legno.
La linea indicata dall’azienda è quella dell’equilibrio: usare meno materia prima vergine dove si può, ma fare in modo che il legno non riciclato arrivi comunque da fonti responsabili e da foreste controllate. Sullo sfondo resta il tema più grande della gestione forestale, tra tutela della biodiversità, bisogni delle comunità locali e domanda globale di mobili, case, libri e imballaggi. IKEA sostiene che una mediazione sia possibile attraverso filiere controllate e maggiore trasparenza. A dire quanto peseranno davvero questi impegni saranno i risultati dei prossimi anni.
