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“Allarme a Como, inesorabile incremento dei lavoratori poveri”

Non mancano le reazioni, anzi meglio i contributi, dopo la lettera del professore Luca Michelini, ordinario di di Storia del pensiero economico all’Università di Pisa, inviata alla redazione nei giorni scorsi: “A Como la sinistra vale almeno il 15%, non sia subalterna al Pd. E non accompagni la città per ricchi”.

E’ seguita poi la risposta di Giuseppe Doria, ex segretario della Uil comasca nonché presidente del circolo di ispirazione socialista Willy Brandt: “Caro Luca, rischiamo di arrivare alle elezioni parlando solo del candidato. Intanto Rapinese avrà già deciso di cosa discutere”.

E ora arriva l’intervento di Silvia Alberici, Coordinatrice M5S Como e Provincia, che ci spiega: “Questo scritto in parte risponde alla recente analisi del prof. Michelini sull’importanza di mantenere una propria identità e linea politica all’interno di una possibile alleanza del centro sinistra (progressista), cosa che ho già ribadito in un precedente articolo. Giustizia sociale e ascolto partecipativo, due temi nostri fin dalle origini. Le preannuncio che a settembre il M5S porterà un iniziativa di democrazia diretta nelle piazze, a cui tutti/e i cittadini/e potranno aderire , in forma anonima e dire la propria sul futuro della città.”

Pubblichiamo integralmente lo scritto:

Stiamo giungendo al termine di un’estate torrida, segnata da luci e ombre: gravi incidenti, un devastante incendio, frane ed esondazioni dovute ai cambiamenti climatici – in una Como sempre meno vivibile la politica è stata caratterizzata da continue polemiche social contro un sindaco noto per la sua refrattarietà all’ascolto. La nostra attenzione si è concentrata su questioni cruciali: la tutela ambientale e una visione urbanistica più sostenibile, la valorizzazione delle periferie, il sostegno alle piccole imprese e ai negozi di prossimità e il rilancio delle politiche sociali. A questo proposito, vorremmo accendere i riflettori su un aspetto che riteniamo particolarmente allarmante per il futuro dei residenti: il dramma della povertà. Circa il 37% dei cittadini si trova infatti sotto la soglia ISEE di 15.000 euro (dati Inps).

Il report 2025 dell’Osservatorio sulla povertà della Diocesi di Como fotografa una realtà allarmante: l’inesorabile incremento dei lavoratori poveri. L’occupazione sotto-retribuita è ormai un nodo centrale sia a livello locale che nazionale. I dati dei Centri di ascolto Caritas mostrano che in Italia il 10,2% degli occupati rischia l’indigenza, una percentuale che balza al 25,9% tra i lavoratori stranieri. In sintesi, un utente su quattro ha un impiego ma non riesce a coprire le spese familiari.

Nel Comasco questo dramma si traduce in contratti part-time, stagionali o a chiamata, paghe insufficienti e carenze nei trasporti pubblici. Un’instabilità confermata da 9 centri d’ascolto su 14: avere un lavoro non basta più a proteggere dal bisogno. Il quadro è denunciato anche da Filcams Cgil, che, nel settore del commercio (grande distribuzione), rileva un modello occupazionale basato su contratti part-time. La conseguenza è la condizione di precarietà, insicurezza e un “impoverimento strutturale”.

Il secondo aspetto critico è l’emergenza casa, segnalata come la criticità più diffusa dal report (ben 12 centri su 14) e capace di colpire in modo trasversale italiani, stranieri, famiglie, single, giovani e anziani. Le cause seguono il trend nazionale: il boom degli affitti brevi turistici ha svuotato il mercato immobiliare ordinario, soprattutto nelle aree di pregio. Di conseguenza, i canoni sono diventati insostenibili per i redditi medi e gli sfratti sono in aumento. Per i cittadini stranieri, inoltre, si aggiunge l’ostacolo del pregiudizio, che ne blocca l’accesso all’abitazione anche in presenza di solide garanzie economiche.

Alla base di questo scenario ci sono guerre, inflazione, caro-vita, tensioni geopolitiche e una rivoluzione tecnologica che generano un’incertezza cronica. In questa era di crisi permanente, la povertà sta cambiando natura: non è più uno stato temporaneo, ma una condizione di «normalità strutturale» per una quota crescente di popolazione. Associazioni come l’Alleanza contro la Povertà e la stessa Caritas evidenziano come molte famiglie in indigenza assoluta restino escluse dall’ADI (la misura che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza) a causa di criteri restrittivi e complessità burocratiche.

Il benessere dei cittadini deve tornare al centro dell’agenda politica di Como, attraverso una reale redistribuzione della ricchezza e il rafforzamento dello stato sociale. Per colmare un divario economico sempre più ampio, l’Amministrazione comunale ha il dovere di impiegare le risorse già presenti sul territorio: la proposta concreta è di utilizzare l’avanzo libero di amministrazione (quota libera), per finanziare bandi e contributi straordinari, rinnovabili su base annua. Si tratta di aiuti diretti alle famiglie per il pagamento del caro-bollette e il sostegno all’affitto che si andranno ad aggiungere a progetti strutturali di inclusione coordinati con il Terzo Settore e le aziende locali. Crediamo fermamente che l’azione delle forze progressiste debba ripartire da qui, ponendo l’ascolto dei bisogni reali della comunità come base di ogni provvedimento.

Silvia Alberici
Coordinatrice M5S Como e Provincia
 

 

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