Enrico Gelpi per il centrodestra, Giuseppe Cosenza per il centrosinistra: due nomi nuovi si affacciano al totosindaco di Como verso le elezioni 2027. Quest’anno è andata così: senza nulla togliere al valore del 25 Aprile e alla Festa della Liberazione, piazza Cavour è stata fonte di notizie molto legate all’attualità politica di Como.

E non soltanto per il clamoroso discorso del sindaco Alessandro Rapinese, che dal palco ufficiale ne ha approfittato per assestare colpi e stilettate a tutti i suoi avversari.

Nel pubblico – densissimo di vecchie volpi della politica comasca – tra un gruppetto e l’altro, tra un incontro e l’altro, tra un gossip riferito e un altro corroborato, a sorpresa è venuto fuori un quadro aggiornato dei potenziali candidati sindaco di centrodestra e centrosinistra. Un quadro che ovviamente è fissato a oggi, 25 aprile 2026: domani, mancando ancora un annetto al voto, le voci di oggi potrebbero essere già polvere di stelle.
Il Centrodestra
La novità più gustosa viene dal campo dei partiti di centrodestra. Dove si sussurra di un possibile coinvolgimento nella corsa al nuovo sindaco di Como – ergo, nella sfida ad Alessandro Rapinese, che ovviamente tenterà il bis – dell’attuale presidente dell’Aci locale (e già presidente dell’Aci nazionale), nonché ex assessore Pdl (area Forza Italia) della prima giunta Bruni dal 2002 al 2007, Enrico Gelpi.

Nome pesantissimo, dunque, per ruoli, carriera e inevitabilmente per il cognome che in città e sul territorio qualcosa di importante racconta (e lo racconta a molti: oggi non c’era partecipante, in piazza Cavour, che non sapesse del suo nome in circolazione con vista Comune). Giusto per sintetizzare, suo zio, Lino Gelpi, democristiano, è stato, con Antonio Spallino, il più importante sindaco di Como del dopoguerra, dal 1956 al 1970, nonché artefice della passeggiata che conduce a Villa Olmo e che porta il suo nome; suo padre Emilio fu primo cittadino di Castiglione Intelvi addirittura per cinquant’anni.
Peraltro, Gelpi – classe ’54, avvocato di professione, moderato per vocazione e oggi senza alcuna tessera di partito – più volte anche in passato era rientrato nelle rose ristrette del centrodestra come possibile candidato primo cittadino, poi tra una cosa e l’altra la decisione definitiva non si è mai concretizzata. Ora – con uno sguardo particolarmente interessato al suo profilo, pare di capire, soprattutto delle aree forziste e meloniane – potrebbe essere la volta buona.
Certo: d’acchito, accostare l’esuberanza non di rado vicina al wrestling verbale di Rapinese alla ieratica flemma del presidente dell’Aci, è un’immagine forte. Ma, paradossalmente, proprio l’essere un alieno per modi, tempi e contenuti rispetto al vulcanico sindaco in carica, potrebbe essere un jolly. Sempre che – inutile ribadirlo – la candidatura prenda davvero il volo, o meglio, per stare in ambito gelpiano, accenda i motori.
Sul fronte delle alternative, nel centrodestra girano sempre gli stessi nomi: da Patrizio Tambini (caldeggiato da una frangia azzurra in particolare), ai meloniani Stefano Molinari e Alessandro Nardone, fino alle più che remote ipotesi leghiste Elena Negretti e Alessandra Locatelli. Pulviscolari ormai i rumors sui regionali Alessandro Fermi (Lega anche lui, pare già proiettato a un rientro a Palazzo Lombardia) e Sergio Gaddi (Forza Italia, mai entusiasta – per usare un eufemismo – di buttarsi nella corsa a Palazzo Cernezzi). Il presidente dello Yacht Club, Gioacchino Favara, continua a costruire la sua lista civica in appoggio al futuro candidato della coalizione.
Il Centrosinistra
Novità anche per questa parte, dalla piazza del 25 Aprile. Benché assente in prima persona, più di un esponente del centrosinistra oggi ha evocato un nome preciso: quello dell’ex superdirigente di Villa Saporiti e poi a Palazzo Cernezzi con la giunta Lucini (dove diede vita al tandem di ferro con l’assessore Lorenzo Spallino), tecnico espertissimo di urbanistica e pianificazione, Giuseppe Cosenza, 70 anni.

Il nome piace a fette significative del Pd – che materialmente ha fatto il primo passo sondando l’architetto – ma potrebbe trovare appoggi e simpatie anche in un campo più ampio. A sensazione, l’esito dipende più dalla risposta di Cosenza stesso (che pare aver inizialmente declinato, non nascondendo qualche perplessità su una discesa in campo, pur convenendo sulla necessità di una riflessione in merito con maggiore calma) che non da molte altre variabili. I nomi, nel campo del centrosinistra, diciamo che non abbondano.
Un’alternativa, di gradimento soprattutto nella cosiddetta ‘ala Braga’ del Pd comasco, potrebbe essere quella del supermagistrato, già collaboratore della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie, saggista e docente di Comunicazione pubblica e istituzionale all’Università dell’Insubria, Giuseppe Battarino che già nel 2017 entrò a pieno titolo nel totosindaco salvo poi decidere di chiamarsi fuori. Qualcuno sussurra anche il nome del medico e già consigliere comunale di maggioranza nel mandato Lucini, Italo Nessi. E poi c’è il possibile jolly, ossia l’ex sindaco di Villa Guardia, Valerio Perroni, altro nome che riscuote un certo gradimento trasversale.