Un colpo di genio per i sostenitori, probabilmente un blitz ‘diabolico’ per i suoi detrattori. Resta il fatto che il discorso del sindaco di Como Alessandro Rapinese dal palco del 25 Aprile, oggi a Como, passerà alla storia come la più gigantesca ‘trollata’ di un primo cittadino nei confronti dei suoi avversari veri o immaginari. Con l’unica differenza che se storicamente la ‘trollata’, cioè la presa in giro provocatoria, nasce online, questa volta è stata portata fuori dal web dal sindaco e poi servita a tutti i presenti in piazza Cavour per la Festa della Liberazione. Solo un paio di fischi isolatissimi, forse, hanno capito il senso di quelle parole. Qui sotto, il video integrale.
Ma soprattutto – tramite metafore, similitudini e parallelismi – ha preso di mira tutte le categorie e le vicende più calde di queste settimane: dal faro di Brunate ai genitori, dagli avvocati che sfidano e hanno sfidato il sindaco in mille vicende amministrative (dal caso Carducci alle scuole, dai ciliegi ai tavolini, da viale Geno allo stadio), fino ai giornalisti che notoriamente hanno rapporti difficili, quando non pessimi o inesistenti, col primo cittadino. Questioni e figure mai citate direttamente ma evocate in maniera palese in tanti passaggi del discorso, additandole tutte come potenziali cause dei guasti alla democrazia e al vivere civile.
Vediamo qualche estratto del discorso che non casualmente – proprio a poche ore dal video della riaccensione del Faro di Brunate dopo la durissima querelle con il sindaco del paese – parte da questo parallelo.
“La democrazia è un faro, dicevo, e un faro ha come propria funzione l’evitare che, senza punti di riferimento, ci si vada ad infrangere sugli scogli – ha affermato Rapinese – Il faro, esattamente come la democrazia, per prestare la propria funzione, ha bisogno di essere quotidianamente alimentato e mantenuto. Non basta costruirlo, perché una volta costruito non durerà per sempre e, esattamente come la democrazia, la sua luce, se priva di energia e cura, un poco alla volta perderà potenza, fino a spegnersi. La democrazia illumina perché mette al centro i cittadini, ma i cittadini con la luce devono quotidianamente alimentarla”. Insomma, difficile non accostare questa insistenza sul faro alla strettissima attualità amministrativa.
E non era finita: “La luce della democrazia non la si spegne completamente in un giorno, ma, sicuramente, un giorno dopo l’altro, compiendo passi nella direzione sbagliata, la luce potrebbe svanire e il buio impossessarsi del nostro futuro. La potenza della luce del faro della nostra democrazia è data dalla volontà di tutti noi di adoperarci affinché possa splendere portando ognuno di noi, ogni giorno, anche solo una piccola particella di energia. Così come il faro, con responsabilità e rispetto, cura e costanza, continuerà ad illuminarci per sempre, al venir meno del nostro impegno potrebbe spegnersi“. Insomma, un accostamento che se davvero fosse casuale e non ‘accarezzasse’ anche lo scontro pesantissimo con il sindaco di Brunate, sarebbe frutto di un Destino Superiore che solo il sindaco va ritenuto in grado di interpretare misticamente.
Poi ecco l’affondo sui giornalisti – anche qui, davvero può essere casuale, con un sindaco che di fatto parla solo in tv o quasi, evitando tutti gli altri? – che, in qualsiasi caso, resta davvero difficile da ricollegare al tema del 25 Aprile. Così come – anzi, ancora di più – per quanto riguarda il passaggio sui genitori che fanno calpestare le aiuole ai bambini (riferimento che pare stringente rispetto al caso della scolaresca a Villa Olmo) e poi persino agli avvocati che, come già accennato, sono stati forse i veri avversari di Rapinese in questi 4 anni di cause e contenzioni su ogni delibera.
Ecco il passaggio: “Non importa che tu sia un giornalista che fa un uso strumentale del diritto di critica, o un genitore che spregge le regole e consente al proprio bimbo di calpestare un’aiuola, o ancora un avvocato che per ritardare la sentenza fa un uso smodato e irresponsabile del diritto di difesa, perché, abuso dopo abuso, l’unico risultato che otterremo sarà il buio e la libera stampa potrebbe cessare di esistere, la giustizia sparire e l’aiuola non più essere calpestata da piccole scarpine di un bambino, ma distrutta da un carro armato”. Insomma chi coglie un senso reale rispetto alla Festa della Liberazione in questi arzigogoli tanto evocativi dell’attualità cittadina, è davvero bravo.

Persino il finale del sindaco stesso, quando ha tentanto di tenere tutto assieme, è parso piuttosto forzato in relazione a quanto detto prima: “Oggi è la giornata nella quale ricordiamo gli esseri umani periti per darci la libertà e gli eroi che hanno anteposto il bene della comunità alla loro stessa vita, ma oggi è anche il giorno nel quale ci promettiamo solennemente di fare tutto il possibile affinché le nostre azioni individuali non alimentino sfiducia collettiva nella democrazia e insieme, lottando per il rispetto dei diritti e promettendo di onorare tutti i nostri doveri, tutti carichiamo di energia la batteria del nostro faro, faro che solo insieme alimentandolo e manutenendolo quotidianamente ognuno con la propria energia avrà una lunghissima vita e noi con lui.Viva la democrazia, viva la nostra splendida repubblica e viva il 25 aprile!”. E la ‘trollata’ dell’anno – vestita col Tricolore – si è compiuta.