Su sfondo arancio, compaiono tracce di rosso nel Pd cittadino. Sì, perché il capogruppo del partito in Consiglio comunale, Stefano Fanetti, già capolista alle elezioni del 2017 si mette in seconda posizione e lascia spazio alla compagna di banco, Patrizia Lissi, indicandola come nuova testa di lista in vista del voto. Tecnicamente la decisione dovrà essere avallata dalla segreteria cittadina ma, spiega Fanetti: “E’ una mia proposta però tra le preferenze che ha preso l’ultima volta, l’attività di questi anni, le battaglie e i risultati non vedo alcun problema. E’ un nome che intercetta sensibilità trasversali nel partito. E’ la figura più rappresentativa del Pd, popolare, non divisiva, carica di energia, ed è donna come la candidata sindaca del centrosinistra, Barbara Minghetti”.
Ah, quindi è sdoganato sindaca?
(Sorride) Abbiamo gradito la provocazione di chi ha modificato i cartelli elettorali di Barbara l’Otto marzo. (Qui la cronaca dell’incursione gentile)
Tornando a Lissi, la cui popolarità comunque la si pensi è indubbia: è facile leggere una svolta più a sinistra indicandola come capolista.
Su certi temi ha certo una sensibilità più di sinistra ma viene anche dal mondo cattolico con una nota radice partigiana famigliare e un antifascismo chiaro, bello e senza infingimenti. E’ una cattolica peraltro radicatissima nella parrocchia di Rebbio guidata da Don Giusto.
Una cattocomunista verace. Mica come lei, eh, Fanetti…
(Sorride) Su certi temi ha una sensibilità più marcata della mia.
E’ un modo per compensare quello che è individuato come forse un eccessivo centrismo di Minghetti?
Barbara non è etichettabile così, anche lei fortemente sui temi sociali. Si pensi alla battaglia per il dormitorio che condussero insieme (e con Ada Mantovani e Patrizia Maesani, Ndr) in Consiglio, vedo come sta in mezzo alla gente. Non starei a cercare chi sta più a sinistra di chi. Barbara rappresenta benissimo tutto il centrosinistra.
Ah, già che ci siamo. Quando vedremo un accenno di programma vero?
Avete pubblicato le linee programmatiche generali (già e non è che fossero proprio un documentone, anzi, ne abbiamo parlato qui, Ndr). Adesso sono in corso ampi confronti con tutti: cittadini, liste e partiti. Sarà un programma plurale.
A parte Lissi numero uno, la lista Dem c’è?
Siamo in dirittura d’arrivo, ci saremo sicuramente io e il consigliere Gabriele Guarisco. Gli altri nomi li daremo presto e tutti insieme per non far torti a nessuno. Posso dire che ci saranno sorprese positive, stiamo ricevendo disponibilità inaspettate e belle anche da personalità non iscritte al Pd.
E poi sentiamo la protagonista appena possibile, come noto è storica infermiera dell’ospedale Sant’Anna (reparti covid da due anni) e abbiamo atteso la fine del turno. “Devo ringraziare tutti e tutte – dice Lissi – ogni persona che mi ha appoggiato. Poi chi mi conosce lo sa, non mi piace imporre, sono fatta così. Sono orgogliosa di questa cosa ma è bene che sia stata chiesta da altri, ne sono felice”. E sulla svolta a sinistra del partito: “Sì, io mi sento di sinistra, con una formazione profondamente cattolica, e ci tengo, le lotte di questi anni sono state di chi pensa a sinistra”. Inevitabile riproporre la questione, è una compensazione del centrismo di Minghetti? “Con Barbara – spiega Lissi – abbiamo condiviso tanto in questi anni, è vero che è più centrista ma come modo di ragionare non siamo per niente lontane, anzi. Magari le è più moderata e io più diretta”.
Come si diceva il programma del centrosinistra deve ancora arrivare, ma cosa è vitale per Patrizia Lissi? “Ritornare alla politica dal basso, alla partecipazione e all’attenzione per i più fragili. Sono cose collegate, se c’è partecipazione parli con persone che lavorano per i più fragili e sono tantissimi. Parlo di comaschi, di tutti e di profughi”. Giusto in arrivo con la crisi ucraina: “Eh, se l’amministrazione non avesse chiuso il centro migranti di via Regina oggi avremmo una struttura sicura dove fare visite, tampone e vaccino covid. Invece andranno subito nelle case, avevo implorato il Consiglio comunale di non chiudere il centro, una visione per il futuro”.