La notizia è di ieri: Palazzo Cernezzi ha incassato il via libera della Soprintendenza alla perizia di variante che stralcia una parte dei lavori per le questioni di sicurezza legate allo stadio oltre ai ‘famosi’ (e contestati) peri.
Ieri l’intervento di Elisabetta Patelli rappresentante di Avs:
Esistono due modi profondamente diversi di immaginare il futuro di Como: realizzare uno stadio inserito armonicamente nella città, rispettandone l’identità, il paesaggio e gli spazi pubblici, oppure trasformare progressivamente una parte della città in un’estensione dello stadio.
La variante urbanistica conferma che l’Amministrazione sembra avere ormai imboccato questa seconda strada: non è più lo stadio che si inserisce nella città, ma è la città che viene progressivamente rimodellata per rispondere alle esigenze dello stadio e delle attività economiche ad esso collegate.
1) Meno parco, piu’ spazi per eventi, manifestazioni e infrastrutture di servizio allo stadio. Lungo tutto il documento ricorrono continuamente espressioni come “eventi”, “manifestazioni”, “attività ricreative”, “mezzi di servizio”, “esigenze della Stazione Appaltante”. La parola “calcio” compare invece solo marginalmente.Persino la rete fognaria viene modificata non per ragioni idrauliche o ambientali , ma perchè avrebbe interferito con le aree che vengono interdette durante le manifestazioni e gli eventi legati al Calcio Como .2) Più cemento La variante sottrae verde e superfici permeabili proprio mentre la città sperimenta con crescente frequenza gli effetti della crisi climatica e degli eventi meteorologici estremi.
Sempre per garantire eventi e manifestazioni la carreggiata di via Corridoni viene mantenuta larga dieci metri, anziché essere ridotta come previsto nel progetto originario; vengono sostituite superfici drenanti con conglomerati bituminosi ritenuti più idonei allo svolgimento di eventi temporanei; circa un terzo dell’area interna all’anello viene pavimentato proprio per consentire manifestazioni e attività ricreative; perfino le gradonate vengono prolungate per rendere lo spazio maggiormente funzionale agli eventi .
3. No alberi difficile da comprendere è la decisione di non ripiantare ben 38 alberi del cannocchiale del Tempio Voltiano.
La Soprintendenza ha infatti imposto il divieto di nuove alberature, privilegiando i pali dell’illuminazione e la cosiddetta “Battery”, piuttosto che la ricostruzione di uno dei più suggestivi viali alberati del lungolago.
È una scelta che appare profondamente anacronistica.
Nel 2026, mentre tutte le città cercano di aumentare la copertura arborea per contrastare il surriscaldamento urbano, migliorare il paesaggio, incrementare la biodiversità e offrire spazi ombreggiati ai cittadini, a Como si ritiene più importante preservare l’allineamento dei lampioni che restituire alberi a uno dei luoghi simbolo della città.
Difficile immaginare che qualcuno possa trovare sollievo climatico all’ombra dei pali della luce anziché sotto una doppia fila di ciliegi in fiore.
Anche l’intoccabilità della “Battery” continua a suscitare forti perplessità. Un elemento inutile e di scarso valore estetico che toglie altro verde e aggiunge altro cemento.
Per tutte queste ragioni confermiamo la nostra contrarietà a una trasformazione che riduce parte dei Giardini a Lago a infrastruttura al servizio del Calcio Como. Sì invece a uno stadio nuovo rispettoso del contesto.
E oggi arriva la dura nota di Fratelli d’Italia per voce di Stefano Molinari, presidente Provinciale Fratelli d’Italia Como:
Prima gli alberi abbattuti. Ora la rinuncia a ripiantarli. Se questa è la nuova idea di città, Fratelli d’Italia dice con forza che è la strada sbagliata.
L’approvazione della variante al progetto dei Giardini a Lago rappresenta l’ennesimo segnale di una visione che continua a sacrificare il verde urbano, proprio quando tutte le città più moderne investono per aumentarlo.
Dopo l’abbattimento delle alberature, ci saremmo aspettati un progetto capace di restituire ai comaschi uno spazio ancora più ricco di verde e di nuove piantumazioni. Invece si è scelto di rinunciare anche a una parte delle alberature previste, accompagnando questa decisione con un ulteriore incremento dei costi dell’opera.
Meno alberi e più spesa pubblica: francamente è difficile capire dove sia il miglioramento. Como non ha bisogno di meno alberi. Ha bisogno di più ombra, più qualità urbana e più coraggio nelle scelte.
Fa riflettere che, in un momento storico in cui l’aumento delle temperature rende le città sempre più vulnerabili e in cui le amministrazioni più lungimiranti investono nella forestazione urbana, Como continui a muoversi nella direzione opposta.
Questa vicenda non è un episodio isolato. Abbiamo già denunciato la mancata sostituzione degli alberi abbattuti nell’area di Como Borghi e oggi assistiamo a un’ulteriore riduzione del verde in uno dei luoghi simbolo della città.
Il rischio è che Como perda progressivamente una delle caratteristiche che ne hanno sempre contraddistinto la bellezza e la vivibilità. Per Fratelli d’Italia la tutela del verde urbano non è una questione ideologica, ma una scelta di buon senso. Gli alberi migliorano la qualità dell’aria, riducono le isole di calore, rendono più vivibili i quartieri e valorizzano il patrimonio paesaggistico, che rappresenta uno dei principali punti di forza della nostra città.
Per questo rilanciamo una proposta chiara, che farà parte del nostro progetto per il governo di Como: un Piano Straordinario del Verde, con l’obiettivo di piantare almeno 1.000 nuovi alberi nel prossimo mandato amministrativo, realizzare un censimento completo del patrimonio arboreo cittadino e prevedere che ogni albero abbattuto venga sostituito, ove tecnicamente possibile, con nuove piantumazioni nello stesso quartiere o in aree limitrofe.
La vera sfida non è costruire una città con meno alberi.
La vera sfida è fare di Como una delle città più verdi della Lombardia. Questa è la nostra idea di futuro e su questa continueremo a confrontarci con i cittadini.
Stefano Molinari
Presidente Provinciale Fratelli d’Italia Como
