Era nascosta benino, ma non introvabile.
La punzecchiatura secca, veloce, ficcante del deputato comasco Alessio Butti alla Lega di Como si manifesta dopo una trentina di righe dell’articolo firmato da Massimo Rebotti sul Corriere della Sera di oggi. Una lunga cronaca della tappa milanese della leader di FdI, Giorgia Meloni, che ieri ha radunato sotto la Madunina fedelissimi e dirigenti del partito.
Nell’articolo, subito dopo il passaggio in cui si descrive la dimostrazione di forza di Daniela Santanchè che “orchestra una sfilata di sindaci lombardi targati FdI”, si arriva al nodo della contesa tutta comasca per la primavera 2022, quando anche Palazzo Cernezzi avrà un nuovo “primo inquilino”. Butti, sul punto, lancia un monito chiarissimo alla Lega, tornando sulla reazione decisamente stizzita di Salvini (e non solo di Salvini) al lancio della candidatura a sindaco del coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Stefano Molinari.
“Non è una prova di forza – tenta di sminuire Butti dalle colonne del quotidiano di via Solferino – Ma non è più automatico che la Lega indichi il candidato solo perché siamo in Lombardia”.
Ma l’affondo vero è nella frase successiva.
“A Varese – ha proseguito Butti parlando con il cronista – e sto parlando di Varese (dove ha appena ri-vinto il candidato sindaco di centrosinistra, ndr) la Lega ha preso il 13%. E’ la seconda volta che perdiamo”.
Insomma, agli sgoccioli del mandato del sindaco comasco Mario Landriscina – che cinque anni fa venne scelto dal tandem Lega-Forza Italia – il segnale lanciato da Fratelli d’Italia agli alleati per la scelta del prossimo candidato è chiara: nessuno avrà mano libera sulla decisione ultima.