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Punti di vista

“La memoria dei vinti, l’antifascismo protervo e le colpe degli eredi della Resistenza”. Lettera a Braga

Non tutti si uniscono al coro che chiede di proibire la commemorzione di Benito Mussolini prevista per domenica 26 luglio tra Mezzegra e Dongo (dove vennero fucilati i gerarchi fascisti), dopo che il classico evento di fine aprile venne rinviato causa emergenza sanitaria. Ospitiamo integralmente, un parere diverso che peraltro ci è stato inviato dall’autore come rimando nei commenti all’articolo che dava conto della posizione della parlamentare comasca del Pd, Chiara Braga.

Ricordo di Mussolini il 26 luglio, Braga durissima: “No ipocrisie, sono nostalgici che mitizzano il fascismo”. Poi appello al ministro

Autore del testo che pubblichiamo di seguito è Federico Pintus, maestro alla scuola primaria di San Fedele Intelvi (sideralmente lontano, come potrete leggere, da qualsivoglia simpatia neofascista) e che già ospitammo con un altro contributo, che trovate al link qui sotto.

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Il no alla comunità islamica, gli occhi dei bimbi, l’invito in classe. Valle Intelvi, lettera di un maestro a Molteni

Di seguito, il testo integrale di Pintus.

DONGO, GIULINO E L’ANTIFASCISMO PROTERVO

Carissima Onorevole Chiara Braga,

dove sta la coscienza storica di una parlamentare? Da ciò che va sostenendo, immagino che nel suo percorso di studi lei non si sia mai confrontata con il concetto rivoluzionario di storia addotto da Marc Bloch, ma se ciò fosse avvenuto, le chiedo le ragioni che la portano a sostenere delle posizioni che ritengo controproducenti per il medesimo antifascismo che lei rivendica e per il quale intraprende una lotta parlamentare.

Un conto è la difesa e la riaffermazione delle istanze costituzionali che già contengono un giudizio storico sul fascismo e una ferma dichiarazione di antifascismo; altra questione è la protervia che impone il diniego di esprimere un credo opposto, per quanto evidentemente sbagliato alla luce dei fatti e del giudizio di ordine collettivo.

La storia riguarda tutti: vincitori, vinti, nostalgici veri o sedicenti. E ognuno ha il diritto di fare memoria partendo da un sentimento legato al proprio portato storico in cui si è sedimentato il ricordo di vicende che hanno generato dolore e nella direzione che consideriamo giusta e in quella che involontariamente o deliberatamente (poco importa) viveva e lottava sull’altra sponda. Riassumendo: la memoria non è solo dei vincitori.

Ma veniamo alle tanto temute manifestazioni che dal punto di vista della connotazione storica hanno esigua rilevanza, configurandosi come un flatus vocis sul presente, a dispetto delle possenti voci che gridano “presente! ” al nome di Benito Mussolini.

Non so se ha mai avuto occasione di assistere a queste ridicole parate: le pare che un drappello di limitati nell’uso del raziocinio e capaci soltanto di ostendere feticci e ostentare un passo di marcia in jeans e anfibi neri, possa davvero costituire un pericolo, tanto da paventare la riabilitazione del fascismo?

Buona parte di questi manifestanti è formata da giovani – me lo lasci dire – ai quali gli eredi della Resistenza non hanno saputo infondere ideali credibili, seguitando ad anteporre la paura dello spettro fascista al coraggio del cambiamento. Fa inorridire, certo, vederli indossare una camicia nera e atteggiarsi con le movenze di chi accompagnò l’Italia nella rievocazione di una “inutile strage”. Dovrebbe, tuttavia, far pensare a quali responsabilità siano in capo a chi oggi ha il compito di rappresentare il paese nelle sedi istituzionali.

Tirate la gonna alla ministra dell’interno affinché intervenga contro il sacrosanto diritto di manifestare (garantito anche a coloro che fanno paura) e non vi premurate di richiamare i governi in carica sui doveri associati al compito educativo.

Non basta frapporre la Liliana Segre di turno tra gli ideali più nobili e il pericolo di terribili rigurgiti. Non basta additare come pericoloso tutto ciò che puzza di inglorioso passato. Non basta nemmeno intervenire contro manifestazioni che si perpetua o ormai da anni e che nessun politico ha mai stigmatizzato, forse sapendo che c’è qualcosa di più importante di cui occuparsi.

Concludo riportanto, per sommi capi, la risposta che l’allora parroco di Mezzegra diede al giornalista che gli chiese perché mai un prete dovesse celebrare una messa in suggragio di un dittatore: “Un sacerdote ha il dovere di celebrare messe in suffragio delle anime di tutti i defunti, tranne che per i santi canonizzati. Non mi pare che Mussolini sia stato elevato agli onori dell’altare”.

14 Commenti

  1. Comunque, ribadisco, si confonde il ricordo dei morti con l’esaltazione, vietata, di un regime totalitario. Poi, continuate pure a disquisire sull’uso improprio di un articolo..

  2. Estrapolare un’espressione dal contesto e costruirci un giudizio è invece una dimostrazione di stile ed eleganza? Quanta fatica per qualcuno la lettura, la comprensione, la riflessione e la sensatezza dei giudizi!

    1. Immagino che lei ce l’abbia con me…
      Qui non si tratta di estrapolare un’espressione, si tratta del fatto che lei non ha scritto “il Marc Bloch” oppure “il Benito Mussolini”.
      Si è però permesso di usare l’articolo “la” e la locuzione “di turno” con la signora Segre.
      Mi è parso di cogliere un qualche segno di disprezzo. Colpa mia, forse? O del suo stile di scrittura?
      Cosa direbbe se commentassi che non mi è piaciuto il discorso “del Federico Pintus di turno”?
      E badi bene che sono d’accordo con lei al 99% (tutto il discorso meno la caduta di stile)…

      1. Gentilissimo “amico di Federico”, lungi da me avercela con lei o con chi, nel rispetto delle regole di comunicazione, replica ai miei interventi.
        Non mi appartiene il ruolo di mestrino dalla penna rossa, ma le ricordo che l’uso dell’articolo determinativo nel contesto da lei sottolineato serve esattamente alla reificazione di un modello di confronto e non a sminuire una figura che merita tutto il mio rispetto e la mia ammirazione. Sono canoni linguistici…
        A conferma di questo, la invito a scorrere il mio profilo Facebook che è pubblico, porta il mio nome, descrive ciò che conta sapere della mia identità e contiene la mia umile visione della realtà Li potrà verificare che la mia posizione è totalmente agli antipodi rispetto a qualsivoglia sospetto di apologia di delazione “ad personam”: sostengo e, se necessario, combatto le idee, in piena libertà e nel rispetto della giusta misura.

        1. Bene, dopo aver letto che non le appartiene il ruolo di “maestrino dalla penna rossa”, dopo aver incassato il riferimento alla “reificazione di un modello di confronto” (???) ed alla “apologia di delazione “ad personam””(?????), mi rendo conto di non essere all’altezza di poter discutere con l’intellettuale di turno.
          So long…

    1. Quel che dico. Con tante buone letture, c’è gente perde tempo nella lettura masochistica di queste considerazioni da bar sport…

  3. D’accordo con l’onorevole Braga, è da vietare la manifestazione apologetica,non il ricordo dei defunti. E ci andrei cauto nel definire semplice folklore quello a cui si assisterà il 26 luglio. Ricordo con orrore l’irruzione del fronte veneto skinhead alla riunione di Como SenzaFrontiere nel 2017. La matrice ideologica era la stessa. La libertà di espressione è un patrimonio da tutelare all’interno delle regole democratiche sancite dal nostro impianto legislativo.

  4. Forse, intende una lettura di quelle sentenze che la applicano (a mio avviso) male, ma ce ne sono anche di senso contrario, perché, in sé, la legge è chiara.

  5. Beh, direi che l’autore del testo tralascia, forse volutamente, di operare una distinzione fondamentale, senza la quale quanto ha scritto suona a vuoto. Nessuno nega il diritto di celebrare messe in onore dei defunti, anche di quelli che hanno commesso le peggiori atrocità, ciò che si contesta, e che sarebbe anche vietato dalle nostre leggi, è quanto circonda la celebrazione liturgica, ovvero, l’ostentazione di simboli fascisti, l’uso di gestualità proprie del regime, e tutto il resto che è riconducibile ad un reato previsto dal nostro ordinamento, l’apologia del fascismo, sostanziandosi in una pubblica esaltazione di esponenti del ventennio.
    Non si vuole impedire la messa in memoria del duce e degli altri gerarchi, ma solo evitare tutto il contorno.

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